Il Principe delle Tenebre svelato
Esistono tonnellate di libri sul compianto Ozzy Osbourne e sulla sua band, i Black Sabbath, alcuni dei quali tentano di rispondere sempre alla domanda: "Cosa significa e come è nato l'heavy metal?", ma non c'è mai stata un'analisi davvero rigorosa delle implicazioni socio-culturali della carriera di Ozzy. Fino ad ora. Non è colpa di nessuno: i libri esistenti tendono a concentrarsi sull'headbanging, sulla droga, sul pipistrello decapitato e sulla colomba a cui è stata staccata la testa a morsi, per ovvie ragioni. Tuttavia, The Beautiful Death Of Ozzy Osbourne va deliberatamente oltre le storie tante volte raccontate di follia e dissolutezza per sviscerare temi più profondi.
Keith Kahn-Harris struttura diversamente dal solito i capitoli della sua analisi, ciascuno dei quali si concentra su un aspetto di Ozzy e della più ampia cultura metal, partendo dalla menzione del concerto Back To The Beginning tenutosi a Birmingham nel luglio 2025. L'ultimo concerto di Ozzy, se non la sua ultima apparizione pubblica in assoluto (in seguito ha partecipato come ospite a un ComicCon, il massimo dell'anticlimax), sembra destinato a rimanere scolpito nella storia della cultura come un evento che ha definito un'epoca. L'autore lo aveva capito già all'epoca, scrivendo un resoconto del concerto attraverso il prisma della disabilità fisica, espandendo poi quell'articolo in questo libro. Il suo ritratto del defunto cantante è accurato e onesto, e lo supporta con dettagli sulle lotte di Ozzy contro l'ansia, l'isolamento e le dipendenze, senza peli sulla lingua ma inserendolo anche perfettamente in un contesto generazionale che assomiglia ben poco all'ambiente odierno.
Un enorme punto a favore è che ci viene risparmiata la storia dei Sabbath: temevo la comparsa delle parole "Formatisi tra le rovine devastate dalla guerra di Aston, Birmingham..." e dei racconti ripetuti all'infinito che io e altri autori abbiamo trito e ritrito così tante volte. Certo, ci vengono offerti frammenti dei momenti chiave (i polpastrelli schiacciati di Tony Iommi e così via), ma l'attenzione è semplicemente rivolta altrove. In questo, Kahn-Harris fa un ottimo lavoro nel riformulare molte prospettive classiche. Potreste non aver mai considerato che il metal possa attrarre alcune persone autistiche, o non aver paragonato il ritorno degli Oasis dell'anno scorso a Back To The Beginning, o ancora non aver passato molto tempo a riflettere sulla rilevanza dell'attuale conflitto in Palestina per i Sabbath. Con questo volume tra le mani, lo farete.
Un inevitabile punto debole è che Kahn-Harris non è in grado, presumibilmente per ragioni legali, di avviare una simile decostruzione critica della moglie, manager e mentore di Ozzy, Sharon Osbourne, un potenziale caso di studio significativo tanto quanto Ozzy stesso. Per il resto, questo libro è un raro trionfo, capace di descrivere da punto di vista che raramente è stato esplorato al di fuori del campo accademico degli studi sul metal. Riguardo all'heavy metal, l'autore sostiene che si tratta di "una risorsa enorme per affrontare tutta la negatività che si possa mai provare nella vita – e questo è un bene", e su Ozzy stesso conclude saggiamente: "Si può onorare qualcuno senza voler fare ciò che ha fatto lui". Il ritratto più equilibrato mai realizzato fino ad oggi di questo uomo tormentato e carismatico.
Joel McIver

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Keith Kahn-Harris è un accademico britannico che considera la cultura metal come "una straordinaria fusione degli istinti più oscuri e delle virtù più elevate".
Usando Back To The Beginning come sfondo, il suo fulcro principale risiede nel sottotitolo di questo libro, How Metal Teaches Us To Live (Come il metal ci insegna a vivere), piuttosto che nel suo titolo effettivo, commercialmente più accattivante. L'autore ripercorre l'ascesa di Osbourne da outsider (attraverso il contesto sociale, la provenienza geografica e l'educazione) fino a diventare il simbolo del metal sia per chi ama questa musica, sia per chi non la riesce ad ascoltare.
L'Osbourne di Kahn-Harris è imperfetto, dotato di un talento altalenante e di un'intelligenza limitata, eppure la sua sconfinata capacità di esistere è stata catturata al volo dalla cultura metal, che "ha visto la sua fame e l'ha resa davvero vitale". Osbourne avrebbe considerato una simile intellettualizzazione come una sfilza di stronzate, ma questo elogio al mondo che ha inavvertitamente dominato è una profonda e riflessiva delizia.
[4/5 Stelle]
John Aizlewood
